Le minime si stanno abbassando e la sera in casa si sente più freddo; è comunque inutile alzare il termostato, è solo l'open space che è più freddo, la stanza in cui io vivo di più. E' il momento delle lamentele, del malumore e del malcontento e anche tutto questo è inutile perché non risolve niente dal momento che la situazione è questa. Per ovviare il problema tutte le sere ho deciso di anticipare il momento di andare a dormire, almeno la camera da letto è più piccola, si riscalda più facilmente e poi la coperta fa il suo dovere e mi tiene al caldo. Così facendo, però, al mattino mi alzo presto, così presto che è ancora buio. A quell'ora si alzano solo le persone che devono andare a lavorare lontano o devono prendere il treno; le vedono uscire di casa e andare a prendere la macchina o i mezzi pubblici, camminare veloci, avvolti in giacche e sciarpe, mentre dalla bocca esce uno sbuffo bianco di fiato. Le vetture a quell'ora sono ricoperte di uno spesso strato di rugiada, che le avvolge come un velo, e sotto la luce dei lampioni sembrano tutte del medesimo colore. Nel cielo nero spicca la luna, che è ancora alta e non è tramontata, le stelle non si vedono quasi più e soltanto quando appare il biancore dell'alba la luna comincia diventare trasparente e a sparire nell'azzurro: inizia così il mattino. Tutto questo si ripete ogni giorno, forse cambia qualcosa ma si tratta di dettagli infinitesimali. Anche io al mattino riprendo la mia quotidianità ripetendo le medesime cose di ogni giorno. E' la dinamica universale della routine, di quella noiosa e al contempo pacifica, rassicurante routine. Superato l'empasse si è ricominciato a vivere la nostra solita vita, in cui si cerca di rimarginare la recente ferita. Si attende che il tempo faccia il suo corso e che mitighi la sofferenza, poiché ce ne sono di future per non dire imminenti. Ogni mattino è l'inizio di un nuovo giorno in cui si spera che tutto migliori.


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